Visualizzazione post con etichetta schiaffi. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta schiaffi. Mostra tutti i post

sabato 19 maggio 2012

Responsabilità

Rifletto sulla responsabilità.
E' una parola grande.
Io l'ho sempre evitata.
Ora ci penso.
E sento che è fortemente connessa alla libertà.
Forse potrebbe esserne il presupposto. 

sabato 26 febbraio 2011

Casa


L'unica casa che ho sentito come casa mia tra poco non ci sarà più. Non potrò più entrarci. Non troverò le vite che ci sono passate. Non troverò le fotografie, le lettere, i quadri, i mobili e i mobiletti, i vestiti negli armadi, i cappelli con la veletta, i cassetti da aprire per frugarci dentro, il sole che entra dalle finestre grandi, non ci sarà più l'ingresso ampio come una stanza e la sobrietà liberty delle tende, non ci saranno le sedie modeste della cucina e la sediolina di paglia, non vedrò più tutti quegli oggetti che hanno creato le geometrie di vite incastrate per caso, i colori diversi delle stanze, i ricordi sul balcone e il rumore della carrucola che tiene i fili per stendere. Non mi dovrò più nascondere dalla vicina impicciona del piano di sopra, non ci sarà l'odore del caffè nel pomeriggio, alla stessa ora e ogni giorno e non potrò più tornare a guardare le bambole con cui giocavo. E dov'è finita Priscilla, la mia preferita, dai capelli di lana azzurra, piccola piccola e tutta di stoffa e magica per la tenerezza? Non ci sarà più la scrivania dove studiavo, la finestra grande dove c'era la mia culla, i pavimenti verdi e marroni e bianchi e i soffitti alti, il tramezzo, il gradino per andare al bagno e il bagno bianco e nero come fosse una scacchiera. E la gentilezza di ogni cosa messa al suo posto. Ogni oggetto in quella casa aveva un posto e riceveva cure e attenzioni.

Non riesco a spingermi troppo in là con la memoria, è troppo doloroso. Si intrecciano in modo inestricabile il buio e la luce. Capisco, sento, come siano imprescindibili l'uno all'altra.

La casa dove sono nata e sono cresciuta presto sarà venduta. Mentre lo scrivo è come se mi arrivasse una coltellata. Sarà in grado la mia memoria di contenere senza un appiglio reale tutti i ricordi? Dove troverò la dolcezza del ritorno? 

Mi mancano i miei nonni. La casa senza di loro era silenziosa ma risuonava ancora di tutti i passaggi di memoria e di sguardi. Comprendo che ora è il momento del distacco. E' ora la presa di coscienza della morte, del fatto che la vita è mutevole. 

L'ultima volta che mi sono sentita a casa, una casa ampia di tempo, era all'ingresso della Domus Aurea. Di notte, per strada, nel silenzio del freddo e nel calore di un bacio. 









 


lunedì 14 febbraio 2011

Levare


Osservo gli acquerelli di Turner. Sono vortici di luce. Anche l'aria in Turner diventa massa e muove con la luce le superfici del mare e della terra. C'è sempre un punto in Turner che genera tutto, un punto luminoso e drammatico. Negli anni accade, come per tutti i grandi pittori, che vada avanti per sottrazione. Toglie, sempre più. Toglie colore, toglie definizione, toglie persino l'impeto. Rimane l'essenza, l'evocazione. Il gesto. Rimane la poesia.

Assomiglia al procedimento della scultura. Si toglie materia per poter creare.

Mi chiedo cosa vada tolto in questo momento dalla mia vita perché possa assumere una forma.

Mi chiedo perché non riesco ad esprimere rabbia e dolore e risentimento e il sentirmi non rispettata. Sorrido invece. Lo so fare bene. Forse dovrei togliere proprio questo.  


domenica 30 gennaio 2011

Un attimo

Il punto è che mi stanno tornando le parole. E più tornano, più ho l'impressione di non averne e di non conoscerne abbastanza. Non possiedo la fluidità spontanea che ha chi le usa abitualmente e chi si trova a proprio agio nella scrittura. Io non mi sono mai trovata a mio agio. Le devo rincorrere, le devo cercare, ci devo pensare e, seppur negli slanci impulsivi, le parole sento sempre che non riescano a esprimere davvero quel che vorrei.

Ma ora mi servono. Mi servono come servono alcune bugie. Disperatamente.

Non per sedurre, no. Per avvicinare. Che è un affare diverso, complesso e semplice.

Non per ostentare, no. Per comunicare. Non per sfogo, per pienezza.

E per tentare di far durare un attimo oltre se stesso.

lunedì 10 gennaio 2011

Eppure

Eppure io quei due li vedo ancora. Li vedo entrare insieme con le facce contente, col passo deciso e un sorriso complice. Li vedo che si tolgono le giacche invernali, lui con gli occhiali stretti che gli donano fascino, una camicia stirata messa perché doveva incontrarla, lei con un vestito leggero color ottanio e gli orecchini verdissimi e speranzosi, quella sera non gli avrebbe detto di no e lui lo sapeva. Li vedo che entrano e iniziano a ballare stretti stretti un tango e poi un altro e poi li vedo separarsi e scegliersi di nuovo e ancora ballare. Vedo lei che risponde ai movimenti di lui che delimita lo spazio e lo espande, i tacchi quasi si allungano in orizzontale, le gambe si intrecciano e si sciolgono. Li vedo ballare abbracciati stretti che quasi si baciano e non aspettano altro e si baciano veloci come ali che spiccano il volo. Sembra che ce le abbiano loro, le ali. Sei bella, gli dice lui. Lei arrossisce nel buio della sala e si illumina. Poi li vedo andare via, andranno chissà dove, leggeri e titubanti tubando come due amanti che non possono perdere tempo. Li vedo e me li immagino felici ora che non ci sono, ora che le coppie che ballano sembrano stanche e annoiate, ora che il blu del posto non è intenso, non è caldo di quell'entusiasmo, di quella fretta calma e di quei passi. Vorrei che entrassero all'improvviso a rianimare l'aria, a colorarla di verde che fruscia e di sguardi intensi. Cerco persino in quel tavolino dove li aveva posati lui, i suoi occhiali.

Eppure so che da qualche parte stanno ancora insieme anche se si sono persi, come una musica che smette di suonare e che non si dimentica, come un passaggio nella loro vita e nient'altro.





 

domenica 9 gennaio 2011

Senza un disegno


Passi rapidi.

Giri.

Fermate.

Abbracci.

Sguardi.

Cene.

Rose.

Piazze.

Un Lavavetri che disegna due cuori.

Trovarsi.

Perdersi senza un disegno.

Pensare a te, pensare che vorrei che mi guardassi e sorridessi ancora.

Così, senza motivo.

Pensare che non succederà.

E voltarmi e sentire che stavi lì dietro, dietro i miei pensieri, forse li ascoltavi.

Ti sorrido, mi sorridi, gli occhi occhi brillano e lasciano una scia elettrica nell'aria

quasi materica, nessuno osa passare in mezzo, nessuno sa. Forse neanche noi.

Ci sosteniamo a vicenda, ci scambiamo sguardi che ci sorreggono nella decisione

di restare distanti.

Poi, a sera, gli occhi si abbassano come ponti levatoi. E la vita ci attraversa.























 


lunedì 3 gennaio 2011

Un due tre

E via.

Si ricomincia.

Uno, due e tre.

Non uno, non due, tre propositi.

Tre desideri.

Tre scelte.

Non sono facili.

Ma servono tutti e tre.

Mi servono.

Ne ho bisogno.

Li voglio.

E li realizzerò.

Non è più il tempo dei tentennamenti.

E' passato il tempo dell'indecisione.

Ampiamente descritto e macerato.

Ora è tempo di farne un condimento succulento

per l'arrosto, non più per il fumo.

Buon anno a tutti.

E che ognuno abbia pane per i propri denti.

E denti aguzzi.

martedì 16 marzo 2010

Per quel che ne so

Per quel che ne so, mi mancano quelle notti dove tutto sembrava inutile. Soprattutto il futuro. Per quel che ne so, c'è un tempo che si espande solo quando sembra non esserci più tempo. Per quel che ne so, mi pare di aver perso i sogni.



E non credo che se qualcuno li troverà per strada me li restituirà.



 




domenica 7 marzo 2010

Che sorpresa scoprire interpretazioni sempre diverse di pezzi ascoltati e riascoltati.



Anche se si ripetono ogni giorno gli stessi gesti, si possono interpretare sempre in modo diverso.



Credo sia questa la libertà.



 




sabato 20 febbraio 2010

Desde el alma

Ognuno guardi dentro questa musica.



Come in una bolla di vetro, troverete immagini del passato. Tante. Molto indietro nel tempo. E nello stesso tempo sentirete il sapore del sogno. Che sognare non è guardare avanti, ma è guardare dentro.



 



 




sabato 19 dicembre 2009

Si chiudono a volte i cerchi. Si uniscono i puntini, come nel vecchio gioco della settimana enigmistica. Mio nonno me lo faceva fare sempre quel gioco. Ero piccolissima. E mi divertivo a dare un senso a punti sparsi su un foglio tracciando una linea che definiva una figura. Difficile unire i puntini che tracciamo in modo apparentemente casuale lungo il corso della vita. Ma a in questa musica per me si uniscono due grandi punti fermi: il Jazz e il Tango. Dà una certa soddisfazione.



 




giovedì 17 dicembre 2009

Le musiche di Hugo Dìaz mi sembrano infinite. In due minuti e mezzo accade di tutto. Mi sbalestra, mi confonde, mi sorprende e scioglie tutto, facendo lievitare una fragranza di pane caldo e croccante da mordere.  



 




mercoledì 16 dicembre 2009

Per pochi. I pochi che amano la poesia. Non quella a buon mercato o quella fasulla o quella narcisa, non quella che si comprende subito, non quella che è risata, non quella delle rime baciate, nemmeno quella che tira pugni, non quella che è dolciastra, nemmeno la amarognola. Non quella dei folli che si credono poeti, nemmeno dei troppo cerebrali, non quella che viene fuori per vanto, non quella che luccica. Nè pianto a dirotto e nè distacco. Quella che apre uno spazio. E che permette di riempirlo.





 









 



 



sabato 12 dicembre 2009

Cos'è la nostalgia del futuro? Forse è dentro quelle musiche che ricordano eventi non ancora avvenuti e che già si cercano in un'attesa densa.



 



 




giovedì 10 dicembre 2009

Non è meravigliosa la tenerezza?



Io sono un po' stufa di dichiarazioni spavalde di forza, di presunte energie, di volti dai lineamenti aspri, di magrezze di spirito, di concrete arroganze.



Riconoscere ed esprimere la tenerezza mi interessa di più.



 




venerdì 4 dicembre 2009

Tre linee, tre movimenti.


Sentirli insieme mentre si fa un passo. In basso, con i piedi ben piantati a terra, stabili e sicuri. In alto, con il corpo che si tende e si slancia. E in avanti, a fendere l'aria e a incontrare il futuro.


Se si fa un passo indietro, è meglio che sia subito seguito da un giro ampio che riporti il passato a una forza armoniosa.  


L'eleganza è nell'equilibrio di queste tre linee grazie alle quali ci si fa largo tra la massa ingobbita.







mercoledì 2 dicembre 2009

Sentii il tango per la prima volta nelle parole di un uomo incontrato per destino mai avverato. Mi parlò di Buenos Aires, della sua fuga e dell'estasi della musica, della timidezza. Ballava guardando, senza muovere un passo. E mi guardò con occhi di invito. Quando me ne andai sentii uno strappo, come se stessi voltando le spalle a una vita.



Quando ballai per la prima volta, mi sono sentita quell'uomo addosso, era in tutti gli uomini con i quali danzavo, cambiandoli dopo averne conosciuto l'indole, sciogliendo gli abbracci con un grazie smemorato.



Il corpo era libero, libero di intrecciarsi e di sbrogliarsi a piacimento. Ma la concentrazione sui passi era la stessa, a prescindere dal compagno di turno. Come scrivere a ogni passo parole. Scrissi a quell'uomo una frase, cercai di farlo in modo intenso, aspettando finché ogni parola non fosse necessaria e densa. Ti aspetterò senza aspettarti. Nove passi. Nove vite. Gome i gatti. E ad un tratto, con le scarpe rosse, saltai su un tetto.



 




mercoledì 18 novembre 2009

Era un mattino, l'alba arrivava improvvisa a chiudere una notte e sul letto entravano cinguettii veloci e affannati di un nuovo giorno. Gli occhi si chiudevano dal sonno ma erano grandi e aperti su un attimo, un attimo in cui senza guardarla un uomo cercava le parole da dire a una donna. E le cercava nell'ombra tra la notte e il giorno. Non so cos'è, disse, ma se questo è amare, è bellissimo. Buonanotte. Dopo un silenzio in cui quelle parole le illuminarono l'anima dipingendo il cuore di stelle, la donna lo abbracciò e gli baciò il collo e gli occhi e le labbra. Sapeva che quando il giorno si sarebbe aperto nel pomeriggio, l'uomo sarebbe scomparso. Ma in quel momento gli credette, all'alba è impossibile mentire, come sul punto di morte. E fu un momento che pareva non finire. Dormirono con le labbra sorridenti, anche se sapevano entrambi che il tempo e i momenti e la musica più sono belli, più finiscono troppo presto. E così fu.



 




mercoledì 11 novembre 2009

Questa canzone torna sempre. Nessun'altra spiega la lunga traiettoria dell'illusione e disillusione. Dolcissime entrambe, in modo diverso. Spero che qualcuno un giorno riesca a suonarla per me.



 




domenica 8 novembre 2009

Un tempo

Non conosco ancora il significato, ma so che è grande, di tutto quello che è successo tra me e te. Non leggerai mai queste parole. Forse le hai sentite mentre ti guardavo andare via trascinando la valigia sulla strada bagnata e portando il sax in spalla. Andavi verso una notte lacerante. Spesso ti ho raccolto, unendo le mani come fossero una coppa. Ora non è più il tempo, e il tempo non c'è. E' finto. Ma non è finito. Si è chiuso. Si riaprirà con uno sforzo immenso. Credo. E credo nel tuo talento, più grande di te.