Eppure io quei due li vedo ancora. Li vedo entrare insieme con le facce contente, col passo deciso e un sorriso complice. Li vedo che si tolgono le giacche invernali, lui con gli occhiali stretti che gli donano fascino, una camicia stirata messa perché doveva incontrarla, lei con un vestito leggero color ottanio e gli orecchini verdissimi e speranzosi, quella sera non gli avrebbe detto di no e lui lo sapeva. Li vedo che entrano e iniziano a ballare stretti stretti un tango e poi un altro e poi li vedo separarsi e scegliersi di nuovo e ancora ballare. Vedo lei che risponde ai movimenti di lui che delimita lo spazio e lo espande, i tacchi quasi si allungano in orizzontale, le gambe si intrecciano e si sciolgono. Li vedo ballare abbracciati stretti che quasi si baciano e non aspettano altro e si baciano veloci come ali che spiccano il volo. Sembra che ce le abbiano loro, le ali. Sei bella, gli dice lui. Lei arrossisce nel buio della sala e si illumina. Poi li vedo andare via, andranno chissà dove, leggeri e titubanti tubando come due amanti che non possono perdere tempo. Li vedo e me li immagino felici ora che non ci sono, ora che le coppie che ballano sembrano stanche e annoiate, ora che il blu del posto non è intenso, non è caldo di quell'entusiasmo, di quella fretta calma e di quei passi. Vorrei che entrassero all'improvviso a rianimare l'aria, a colorarla di verde che fruscia e di sguardi intensi. Cerco persino in quel tavolino dove li aveva posati lui, i suoi occhiali.
Eppure so che da qualche parte stanno ancora insieme anche se si sono persi, come una musica che smette di suonare e che non si dimentica, come un passaggio nella loro vita e nient'altro.
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