Il punto è che mi stanno tornando le parole. E più tornano, più ho l'impressione di non averne e di non conoscerne abbastanza. Non possiedo la fluidità spontanea che ha chi le usa abitualmente e chi si trova a proprio agio nella scrittura. Io non mi sono mai trovata a mio agio. Le devo rincorrere, le devo cercare, ci devo pensare e, seppur negli slanci impulsivi, le parole sento sempre che non riescano a esprimere davvero quel che vorrei.
Ma ora mi servono. Mi servono come servono alcune bugie. Disperatamente.
Non per sedurre, no. Per avvicinare. Che è un affare diverso, complesso e semplice.
Non per ostentare, no. Per comunicare. Non per sfogo, per pienezza.
E per tentare di far durare un attimo oltre se stesso.
che bello quell'attimo, così bello da invogliare qualcuno a raccontarlo, e prolungarlo... credo si sentorebbe lusingato...
RispondiEliminaciao, tra tutte quelle parole, quasi un prato...
No, un prato di cui non riesco a prendermi cura.
RispondiEliminaRimane la bellezza di un attimo.
Il tempo va lasciato fare. Decide lui quanto e se durare.
Solo questo credo di sapere.
Solo il tempo esiste.
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