Scalpitano. Zoccoli di cavalli che scavano nella terra. Alzano polvere. Il suono è pieno, d'ossa avvolte da carne tesa. Vogliono correre. C'è un momento in cui si sa che sta per accadere. Come quando si gira la chiave per accendere il motore. C'è un brivido che nessuno percepisce, se non dopo tanto tempo passato ad andare a piedi. Poi si riprende la macchina, si arroventano i ferri di cavallo, c'è un rumore che è il suono della decisione. Una corsa o un viaggio. Poche frasi o un racconto. Non importa. Può essere solo una passeggiata. Ma è andare che importa, è far scorrere e correre e a volte fare imbizzarrire le parole. Si può cadere, certo. Se non ci fosse questa eventualità non ci sarebbe bisogno di scrivere. Non più per il bisogno di mettere i ricordi nella cassetta di sicurezza di una frase. Non più per se stessi. E' vedere intorno, è la curiosità, è il bisogno di capire come diavolo combinare l'interno e l'esterno e comprendere che non c'è una linea di confine netta. E' una notte in cui si va in salita, la strada disseminata di scritte che non hanno nulla di casuale ma che sono lì con una casualità disarmante. Sgrammaticate e urlanti. E passi sopra che non hanno bisogno di parole. Passi che vogliono arrivare a quella macchina accesa ore prima e fatta andare e parcheggiata proprio lì, proprio sotto un albero dal quale un uccellino notturno spicca il volo, le stelle chiare, e proprio lì sentire addosso mani che già ti conoscono, da un tempo antico, ridefiniscono il tempo. Che il tempo è tutto. E' il tempo che non si riesce a fermare, è il tempo che disegna, è nel tempo che esistiamo ed è per sincronie che accade l'irraccontabile. Narrare una notte senza parole ma con occhi e abbracci e vetri sfocati da cui la luce passa ammorbidendosi e sfumandosi come una nuvola che si disfa, mentre fa freddo, si gela e nel freddo sentire un calore di sfida, è impossibile.
Narrare il trovarsi e il perdersi sapendo che ci si ritroverà.
Scalpitano. Parole che scavano nella terra e nell'aria e nel tempo. Fremono. Chiavi che girano e accendono il motore di ciò che siamo. Uomini e donne che andando via cercano momenti impossibili da raccontare e li sistemano in una trama per disfarsene e allo stesso tempo per ricordare ognuno la propria apparente verità.
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