Sentii il tango per la prima volta nelle parole di un uomo incontrato per destino mai avverato. Mi parlò di Buenos Aires, della sua fuga e dell'estasi della musica, della timidezza. Ballava guardando, senza muovere un passo. E mi guardò con occhi di invito. Quando me ne andai sentii uno strappo, come se stessi voltando le spalle a una vita.
Quando ballai per la prima volta, mi sono sentita quell'uomo addosso, era in tutti gli uomini con i quali danzavo, cambiandoli dopo averne conosciuto l'indole, sciogliendo gli abbracci con un grazie smemorato.
Il corpo era libero, libero di intrecciarsi e di sbrogliarsi a piacimento. Ma la concentrazione sui passi era la stessa, a prescindere dal compagno di turno. Come scrivere a ogni passo parole. Scrissi a quell'uomo una frase, cercai di farlo in modo intenso, aspettando finché ogni parola non fosse necessaria e densa. Ti aspetterò senza aspettarti. Nove passi. Nove vite. Gome i gatti. E ad un tratto, con le scarpe rosse, saltai su un tetto.
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