L'unica casa che ho sentito come casa mia tra poco non ci sarà più. Non potrò più entrarci. Non troverò le vite che ci sono passate. Non troverò le fotografie, le lettere, i quadri, i mobili e i mobiletti, i vestiti negli armadi, i cappelli con la veletta, i cassetti da aprire per frugarci dentro, il sole che entra dalle finestre grandi, non ci sarà più l'ingresso ampio come una stanza e la sobrietà liberty delle tende, non ci saranno le sedie modeste della cucina e la sediolina di paglia, non vedrò più tutti quegli oggetti che hanno creato le geometrie di vite incastrate per caso, i colori diversi delle stanze, i ricordi sul balcone e il rumore della carrucola che tiene i fili per stendere. Non mi dovrò più nascondere dalla vicina impicciona del piano di sopra, non ci sarà l'odore del caffè nel pomeriggio, alla stessa ora e ogni giorno e non potrò più tornare a guardare le bambole con cui giocavo. E dov'è finita Priscilla, la mia preferita, dai capelli di lana azzurra, piccola piccola e tutta di stoffa e magica per la tenerezza? Non ci sarà più la scrivania dove studiavo, la finestra grande dove c'era la mia culla, i pavimenti verdi e marroni e bianchi e i soffitti alti, il tramezzo, il gradino per andare al bagno e il bagno bianco e nero come fosse una scacchiera. E la gentilezza di ogni cosa messa al suo posto. Ogni oggetto in quella casa aveva un posto e riceveva cure e attenzioni.
Non riesco a spingermi troppo in là con la memoria, è troppo doloroso. Si intrecciano in modo inestricabile il buio e la luce. Capisco, sento, come siano imprescindibili l'uno all'altra.
La casa dove sono nata e sono cresciuta presto sarà venduta. Mentre lo scrivo è come se mi arrivasse una coltellata. Sarà in grado la mia memoria di contenere senza un appiglio reale tutti i ricordi? Dove troverò la dolcezza del ritorno?
Mi mancano i miei nonni. La casa senza di loro era silenziosa ma risuonava ancora di tutti i passaggi di memoria e di sguardi. Comprendo che ora è il momento del distacco. E' ora la presa di coscienza della morte, del fatto che la vita è mutevole.
L'ultima volta che mi sono sentita a casa, una casa ampia di tempo, era all'ingresso della Domus Aurea. Di notte, per strada, nel silenzio del freddo e nel calore di un bacio.
sabato 26 febbraio 2011
Casa
sabato 5 febbraio 2011
Varco
Ferma, guardando il gabbiano, mi ci sono identificata. Ho iniziato a sentire il sole sul viso, ho strizzato gli occhi e dall'alto del comignolo la vista della città era magnifica e silenziosa. Tutta rosa e arancio e violetto. Stavo bene, scomparse le ansie e le remore e i dubbi e il desiderio ardente per chi non riesco a raggiungere, non ancora, pur sentendo un senso di appartenenza che non riesco a spiegare in alcun modo e che respingo perché vorrebbe dire accettare qualcosa a cui non mi sento pronta e per cui non mi sento in grado ma che desidero come non ho mai desiderato nulla in tutta la mia vita. Un vento. Fissa al sole ne ho sentito il calore che si spandeva come una doccia leggera e antica sul corpo e ho sentito i raggi che arrivavano da chissà quale tempo e da uno spazio ampio, grandissimo, largo, immenso. In quel momento un gabbiano dalle ali spalancate è arrivato, senza posarsi ha scosso l'aria e quel sentire. L'altro gabbiano senza la minima esitazione si è slanciato nel vuoto. I due volteggiando punteggiavano il rosso del cielo di tocchi bianchi e mossi di vento. Ho sorriso e ho compreso cosa vuol dire sapere aspettare e saper vivere ciò che può arrivare seguendo il primissimo infallibile necessario istinto.
domenica 9 gennaio 2011
Senza un disegno
Passi rapidi.
Giri.
Fermate.
Abbracci.
Sguardi.
Cene.
Rose.
Piazze.
Un Lavavetri che disegna due cuori.
Trovarsi.
Perdersi senza un disegno.
Pensare a te, pensare che vorrei che mi guardassi e sorridessi ancora.
Così, senza motivo.
Pensare che non succederà.
E voltarmi e sentire che stavi lì dietro, dietro i miei pensieri, forse li ascoltavi.
Ti sorrido, mi sorridi, gli occhi occhi brillano e lasciano una scia elettrica nell'aria
quasi materica, nessuno osa passare in mezzo, nessuno sa. Forse neanche noi.
Ci sosteniamo a vicenda, ci scambiamo sguardi che ci sorreggono nella decisione
di restare distanti.
Poi, a sera, gli occhi si abbassano come ponti levatoi. E la vita ci attraversa.
martedì 4 gennaio 2011
giovedì 23 settembre 2010
A chi passa
Dedicato a chi ancora passa da qui. A chi ha un sogno. A chi resiste ogni giorno ritagliandosi un tempo ampio nel tempo che fugge di mano come un foulard di seta o come una nuvola che cambia colore di continuo e che adesso, passando davanti a una luna emozionante, si ferma un istante ad accendere la luce della notte.
www.youtube.com/watch?v=LuvI976HBKM
martedì 16 marzo 2010
Per quel che ne so
Per quel che ne so, mi mancano quelle notti dove tutto sembrava inutile. Soprattutto il futuro. Per quel che ne so, c'è un tempo che si espande solo quando sembra non esserci più tempo. Per quel che ne so, mi pare di aver perso i sogni.
E non credo che se qualcuno li troverà per strada me li restituirà.
domenica 7 marzo 2010
sabato 20 febbraio 2010
Desde el alma
Ognuno guardi dentro questa musica.
Come in una bolla di vetro, troverete immagini del passato. Tante. Molto indietro nel tempo. E nello stesso tempo sentirete il sapore del sogno. Che sognare non è guardare avanti, ma è guardare dentro.
sabato 19 dicembre 2009
Si chiudono a volte i cerchi. Si uniscono i puntini, come nel vecchio gioco della settimana enigmistica. Mio nonno me lo faceva fare sempre quel gioco. Ero piccolissima. E mi divertivo a dare un senso a punti sparsi su un foglio tracciando una linea che definiva una figura. Difficile unire i puntini che tracciamo in modo apparentemente casuale lungo il corso della vita. Ma a in questa musica per me si uniscono due grandi punti fermi: il Jazz e il Tango. Dà una certa soddisfazione.
giovedì 17 dicembre 2009
Le musiche di Hugo Dìaz mi sembrano infinite. In due minuti e mezzo accade di tutto. Mi sbalestra, mi confonde, mi sorprende e scioglie tutto, facendo lievitare una fragranza di pane caldo e croccante da mordere.
mercoledì 16 dicembre 2009
Per pochi. I pochi che amano la poesia. Non quella a buon mercato o quella fasulla o quella narcisa, non quella che si comprende subito, non quella che è risata, non quella delle rime baciate, nemmeno quella che tira pugni, non quella che è dolciastra, nemmeno la amarognola. Non quella dei folli che si credono poeti, nemmeno dei troppo cerebrali, non quella che viene fuori per vanto, non quella che luccica. Nè pianto a dirotto e nè distacco. Quella che apre uno spazio. E che permette di riempirlo.
sabato 12 dicembre 2009
giovedì 10 dicembre 2009
Non è meravigliosa la tenerezza?
Io sono un po' stufa di dichiarazioni spavalde di forza, di presunte energie, di volti dai lineamenti aspri, di magrezze di spirito, di concrete arroganze.
Riconoscere ed esprimere la tenerezza mi interessa di più.
venerdì 4 dicembre 2009
mercoledì 2 dicembre 2009
Sentii il tango per la prima volta nelle parole di un uomo incontrato per destino mai avverato. Mi parlò di Buenos Aires, della sua fuga e dell'estasi della musica, della timidezza. Ballava guardando, senza muovere un passo. E mi guardò con occhi di invito. Quando me ne andai sentii uno strappo, come se stessi voltando le spalle a una vita.
Quando ballai per la prima volta, mi sono sentita quell'uomo addosso, era in tutti gli uomini con i quali danzavo, cambiandoli dopo averne conosciuto l'indole, sciogliendo gli abbracci con un grazie smemorato.
Il corpo era libero, libero di intrecciarsi e di sbrogliarsi a piacimento. Ma la concentrazione sui passi era la stessa, a prescindere dal compagno di turno. Come scrivere a ogni passo parole. Scrissi a quell'uomo una frase, cercai di farlo in modo intenso, aspettando finché ogni parola non fosse necessaria e densa. Ti aspetterò senza aspettarti. Nove passi. Nove vite. Gome i gatti. E ad un tratto, con le scarpe rosse, saltai su un tetto.
mercoledì 18 novembre 2009
Era un mattino, l'alba arrivava improvvisa a chiudere una notte e sul letto entravano cinguettii veloci e affannati di un nuovo giorno. Gli occhi si chiudevano dal sonno ma erano grandi e aperti su un attimo, un attimo in cui senza guardarla un uomo cercava le parole da dire a una donna. E le cercava nell'ombra tra la notte e il giorno. Non so cos'è, disse, ma se questo è amare, è bellissimo. Buonanotte. Dopo un silenzio in cui quelle parole le illuminarono l'anima dipingendo il cuore di stelle, la donna lo abbracciò e gli baciò il collo e gli occhi e le labbra. Sapeva che quando il giorno si sarebbe aperto nel pomeriggio, l'uomo sarebbe scomparso. Ma in quel momento gli credette, all'alba è impossibile mentire, come sul punto di morte. E fu un momento che pareva non finire. Dormirono con le labbra sorridenti, anche se sapevano entrambi che il tempo e i momenti e la musica più sono belli, più finiscono troppo presto. E così fu.