mercoledì 3 settembre 2008

La ragazza nella valigia

Era da un po' che non tornavo a Milano. Mi capita per lavoro ogni tanto. Sempre di corsa. C'è un bar sulla Darsena, un posto che non sembra uno dei locali dei Navigli. Un posto qualunque. Qualcuno lo potrebbe definire squallido. E' frequentato perché è un bar tabacchi. Ed è aperto fino a tardi. Fuori ragazzi smagriti e spesso ubriachi. La birra costa poco e a Milano è strano. Ma appena si entra c'è una magia. C'è la musica. C'è sempre jazz. A qualsiasi ora. Una volta, sempre di passaggio, avevo fatto talmente tardi a lavoro che avevo chiesto ospitalità per dormire a un amico lì a Milano. Ma lui rimaneva fuori fino a tardi e nell'attesa ero entrata nel bar tabacchi. Valigia piena di documenti, carte, appunti, agenda riempita alla rinfusa, mutande di soccorso, i trucchi. Pesava troppo per avere così poche cose. Mi sono seduta sullo sgabello del bancone e ho preso una birra. Quando c'è buona musica da ascoltare non ci si sente soli. Ma mi sentivo sola per tutta una giornata passata a lavorare. Sguardo perso. Sguardo e valigia appresso come i vagabondi. Il proprietario del bar tabacchi mi ha chiesto se ero stata sbattuta fuori di casa, dopo un litigio con un uomo. Gli ho detto di sì, mi sembrava una storia migliore della mia.

la ragazza nella valigia

martedì 2 settembre 2008

Un segreto

Tuffo

In aria

Prima che

in acqua

Proiettile d'ossa

e muscoli dritti

Uscire tra spruzzi

E di nuovo su in alto

Chi osserva non sa:

E' nell'amare il cadere

che sta il grande salto.

lunedì 1 settembre 2008

Someday my prince will come

bill evansBill Evans è stato un pianista ipersensibile.


Una vita intensa di alti e bassi.


Non ha smosso folle.


Ma ha lasciato un tocco raffinato.


Eleganza:


Sobrio scintillio


di irruenza trattenuta.


 


Tutti conoscono queste note:


 



Fose non tutti, queste:


venerdì 29 agosto 2008

Manhattan


Oltre a essere delizioso, con l'inizio che è una efficace lezione di scrittura, questo film è narrato con musiche meravigliose. But not for me è la mia preferita, ma ce ne sono moltissime altre che vale la pena ascoltare, come quella che si intuisce alla fine del famoso monologo:


giovedì 28 agosto 2008

2008

Il ritmo di questi tempi?

Alto, batteria, basso nascosto di sentire

o troppo presente, assente dunque

Voce atona, sintesi sintesi sintesi

sintetici slanci e mix di messaggi corti

occhi larghi di schermi, tempi scherniti

sovrabbondanti e scarni



mercoledì 27 agosto 2008

Lo swing nelle parole di un grandissimo jazzista!

redpellini


"Nella musica jazz lo swing è la maniera di piazzare le note nel tempo in un modo che non si può scrivere ritmicamente sul pentagramma. Ci hanno provato ma non si può. E' una specie di dondolare sul tempo come il mare che fa la risacca sulla riva. Ovviamente esistono diversi tipi di swing a seconda degi stili del jazz e dei singoli grandi solisti di questa musica.
A grandi linee c'è un'accentuazione della nota che capita in levare e un lieve spostamento in avanti della stessa, a cui si aggiunge anche uno stare (come si dice in gergo) seduti sul tempo, dunque una senzazione di tirare indietro ma senza rallentare. Il tutto può sembrare complicato ma la migliore scuola per imparare a swingare è ascoltare i grandi jazzisti e il loro particolare modo di concepire questa che che in fondo è una pronuncia, uno slang, come quando si parla in inglese ma con accento americano. Come dicevo ci sono differenti modi di swing e la cosa può confondere... ma è importante sapere che ci sono molti e molti più modi di NON fare swing o farlo male. Occhio!"


Red Pellini

Swing


You've got to find some way of saying it without saying it.
Duke Ellington



Il termine swing è quantomai misterioso: si sente chi lo possiede. Ma non si riesce a definire con precisione. Significa dare l'accento in levare con una base sottintesa a terzine di ottavi. Si crea così un effetto di scivolamento o fluttuazione nel ritmo : in americano swing deriva da scivolare, fluttuare, dondolare. 


 


Mi chiedo se non sia lo stesso


effetto che l'enjambement dà alla


poesia.



Ed è un dire senza dirlo, levando cosa dire. E dicendolo dopo.


Tutta la letteratura è uno swing: ricordi di accadimenti detti dopo e in levare.