mercoledì 3 settembre 2008

La ragazza nella valigia

Era da un po' che non tornavo a Milano. Mi capita per lavoro ogni tanto. Sempre di corsa. C'è un bar sulla Darsena, un posto che non sembra uno dei locali dei Navigli. Un posto qualunque. Qualcuno lo potrebbe definire squallido. E' frequentato perché è un bar tabacchi. Ed è aperto fino a tardi. Fuori ragazzi smagriti e spesso ubriachi. La birra costa poco e a Milano è strano. Ma appena si entra c'è una magia. C'è la musica. C'è sempre jazz. A qualsiasi ora. Una volta, sempre di passaggio, avevo fatto talmente tardi a lavoro che avevo chiesto ospitalità per dormire a un amico lì a Milano. Ma lui rimaneva fuori fino a tardi e nell'attesa ero entrata nel bar tabacchi. Valigia piena di documenti, carte, appunti, agenda riempita alla rinfusa, mutande di soccorso, i trucchi. Pesava troppo per avere così poche cose. Mi sono seduta sullo sgabello del bancone e ho preso una birra. Quando c'è buona musica da ascoltare non ci si sente soli. Ma mi sentivo sola per tutta una giornata passata a lavorare. Sguardo perso. Sguardo e valigia appresso come i vagabondi. Il proprietario del bar tabacchi mi ha chiesto se ero stata sbattuta fuori di casa, dopo un litigio con un uomo. Gli ho detto di sì, mi sembrava una storia migliore della mia.

la ragazza nella valigia

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