giovedì 27 maggio 2010
bisogna
giovedì 5 novembre 2009
venerdì 4 settembre 2009
Qualcuno
Volteggia il cielo e si scolora acquerellandosi di luce.
Nuvole, ali di piume e di metallo e fiori al davanzale l'attraversano.
Nel frattempo, qualcuno ha deciso di arrivare fin qui universandosi in un corpo che si arrotonda.
E c'è attesa, meraviglia, un po' di sgomento.
Soffia, soffia sempre e che sia dolce, il vento.
mercoledì 29 aprile 2009
Amicizia
mercoledì 25 febbraio 2009
E comunque
E comunque guardando i volti per strada, nell'anonimato della folla, tra occhi sempre più stanchi, tra modernità finte, negli autobus sporchi, tra lo smog degli incroci, in un'urbana sopravvivenza dall'odore di giungla, in un'eleganza sfiorita in abiti dall'odore di petrolio, tra chiacchiere inutili, discorsi frantumati, faccende da sbrigare, luci che un tempo avevano un arancione incantevole e che ora si stinge, tra palazzi color carne, screpolati dalla noncuranza, comunque i volti che contengono una qualche testarda convinzione, speranza, forza e futuro non sono certo più i nostri. Vengono da molto, molto lontano. E i gridi allegri di bambini hanno lo stesso identico suono.
lunedì 12 gennaio 2009
sabato 29 novembre 2008
Una sorta di paradiso
Non c'è niente di più difficile per un pittore veramente creativo del dipingere una rosa, perché prima di tutto deve dimenticare tutte le altre rose che sono state dipinte.
H. Matisse
sabato 8 novembre 2008
Frutti
Il fruttivendolo di qui ha un negozietto dalle luci calde che illuminano la frutta e la verdura come gioielli raccolti in piccole ceste. Pomodori di rubini, insalata di smeraldo, banane d'ambra, uva di giada.
Nella mia città il fruttivendolo ha solo gli occhi preziosi, due turchesi. E' la prima persona che vedo la mattina. Mi affaccio dal balcone e sta là sotto. Magro magro e giovane, ha braccialetti d'oro ai polsi dalle mani sporche di terra. Le unghie, le unghie soprattutto hanno una linea nera netta, come se si portasse appresso, sulle dita, cinque orizzonti per mano. C'è gente la mattina, la via che sta sotto casa è piena di negozi di alimentari, accanto il panificio e accanto il caseificio rendono la strada, quel pezzo di strada, piena di donne che entrano ed escono cariche di buste bianche gonfie di verdura, pane, formaggi. Frettolose le donne, scure in viso, tirate. Quando si riconoscono, sorridono. Chiedono dei loro figli, perlopiù. I loro figli non ci sono, sono in altre città. Tra di loro ne parlano come di uomini partiti al fronte piuttosto che per città universitarie.
Qui a Roma il fruttivendolo è tra un negozio di abbigliamento e una pizzeria al taglio. Sta sempre dentro. Ordinato, calmo, cortese.
L'uomo dagli occhi turchesi, invece, è agitato. Urla invece di parlare. Ogni tanto si mette le mani tra i biondissimi capelli lunghi, prima di aggiustare le casse di frutta esposte fuori, che intralciano la strada. Le sue braccia, da magrissime, si tendono di muscoli nudi all'aria salmastra, di scirocco.
Il suono secco della lattuga che si spacca sotto l'acqua è verde.
Devo accendermi una sigaretta e sedermi a osservare fuori.
Lascio correre l'acqua sulle foglie prive di un centro, ora sono tutte sparse e spaurite.
Ho comprato stamattina il cespo d'insalata, al mercato di frutta e verdura, non sono andata dal fruttivendolo.
Il vociare forte e invadente mi ha messo allegria.
Non sapevo che banco scegliere, mi sembravano tutti uguali. Ma ognuno espone diversamente tutti quei frutti della natura, a caso. Un caso che rispetta il carattere di ognuno. Una donna giovane dai denti di vecchia era molto accurata. Tutto chiuso in piccole buste di plastica trasparente, confezioni monodose al passo con il dilagante starsene da soli di molti.
Dietro un altro banchetto, un vecchio giovanotto (o un giovanotto vecchio) sembrava ridere di chiunque tranne che di se stesso. Mi sono avvicinata a lui, attratta dal suo berretto poggiato storto sulla testa coi capelli bianchi rasati e occhi appuntiti con striature azzurre, come fossero topazi. Mi ricordavano il ragazzo della mia città. Quegli occhi, ben nascosti, vagavano veloci dal mio viso alle sue verdure. Signorì, questi so' buoni, mi ha detto con la voce da fumatore. Provi, provi e poi si ricorderà di me mentre mangia. Quanti ne metto? I pomodori erano belli, era vero. Piccoli e all'apparenza succosi, rossi rossi. Mezzo chilo, gli ho detto. Il giovanotto ha preso un foglio di giornale, lo ha riempito di grappoli di pomodori e me li ha messi dentro la busta con i giornali che mi penzolava dall'avambraccio piegato. Poi ho preso delle arance, erano grandi come teste di neonato. Le ho accarezzate e mi sono ricordata di quando da piccola tenevo in braccio un cuginetto nato col bitorzolo in testa. In quel periodo ero attratta dagli aquiloni. Una volta, molto più grande, ne ho fatto volare uno, costruito insieme all'unico uomo che abbia saputo amarmi. Eravamo accanto a un mare autunnale e solitario, che riempivamo con grida di meraviglia per un aquilone che riusciva a stare alto, che tirava il filo trasparente in cerca di libertà e con la coda dai fiocchi di nastri rossi e arancioni, come quei pomodori e quelle arance.
Lasciai andare l'aquilone, si perse nel cielo, lo guardai vibrarsi in una libertà senza peso e senza meta. Lasciai quell'uomo, che trasformò il suo dolore in forza. Io imparai la struggente lezione che la libertà senza un filo che la regge è sbando.
Metto l'insalata in una coppa insieme ai pomodori. Leggo i giornali nel mio tempo ancora indefinito. Guardo le arance e sogno gli aquiloni.
venerdì 24 ottobre 2008
Appassire
Inquietanti rose
bianche e rosse
stese come corpi
Inquieta passo
per corridoi dai molti colori
non riesco a entrare
in nessuna stanza
Luce a intermittenza
Sveglia a volte
poche per costruire una vita
Che appassisce
e, in un sogno, passa.
domenica 19 ottobre 2008
Passo
Esco con un gesto audace
dal cono di luce degli specchi
Il buio mi acceca più di prima.
E' un baratro o una salvezza,
rischiare?
Dalla domanda
mi accorgo che ancora
non ho mosso un passo.
sabato 18 ottobre 2008
Jazz in immagini vive
Sì, la musica parla più forte di ogni parola. E lo diceva Bird, Charlie Parker.
Ma alcune immagini riescono a suonare.
Quelle che J.M. Basquiat ha tirato fuori hanno una forza che passa dalla magia sotterranea e sciamanica e si libera in una contemporaneità frantumata.
Andate a vedere i suoi quadri. Le sue linee. Ogni linea ha un significato, diceva J.M. Basquiat.
E vi innamorerete di questo genio bambino dalla faccia seria e dalla scioltezza colorata dei gesti. E sentirete suonare dentro Miles, Bird, Dizzie.
Veloce scivola il colore in tratti d'acqua e saliva
e dita scendono salgono a tenere un segno, scoprirlo
allungarlo fino al piacere del disfacimento
del punto di non ritorno
perdersi su un foglio
è difficile come nel mondo
perdersi scivolando
fili spezzati
crolla il corpo
s'accascia minuto
poi si solleva
un passo
gigantesco
prima di posarsi sulla strada
di un volto.
giovedì 16 ottobre 2008
mercoledì 15 ottobre 2008
Ascoltare
Strattonata
Incespicante
Insofferente
Indecisione
Pianto e mollo
E poi di nuovo
Poi ritento
Ogni attimo in un tempo
Che non va
Si ferma a volte
Come fosse preso a botte
Si ripara
Si rannicchia
Parla piano
Sottovoce
Quasi tace
Però guarda
Perché sente
Tutto attorno
Tutto dentro
Tutto va
E poi non torna
Dove sta quella carezza
Non si trova, è già passata?
Ora ancora un po' tremante
Tra le note mi distendo
Il respiro torna lento
Passa un poco lo sgomento
Chiudo gli occhi
Eccoti qua.
sabato 20 settembre 2008
Rose
venerdì 19 settembre 2008
giovedì 18 settembre 2008
Orrore buffone
domenica 7 settembre 2008
Bolla
venerdì 5 settembre 2008
Fregàti
Siete fortunati voi musicisti
Create musica con gesti reali e concreti
Noi che ascoltiamo pensiamo sempre a una magia
Siamo noi che rimaniamo fregati, in aria, persi
E ci aggrappiamo a parole o a disegni
a un po' di poesia
(ai nostri muti strumenti)
in cerca di un suono