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giovedì 27 maggio 2010

bisogna

tangoBisogna cercare intensi abbracci da trattenere nel tempo di una musica e poi lasciarli andare sorridendo, ché forse torneranno.

giovedì 5 novembre 2009

Ciao Alda

Alda Merini



Ti saluto con quello che so fare e con quello che so. E per te, un pezzo felice:



 



 



venerdì 4 settembre 2009

Qualcuno

lifeVolteggia il cielo e si scolora acquerellandosi di luce.


Nuvole, ali di piume e di metallo e fiori al davanzale l'attraversano.


Nel frattempo, qualcuno ha deciso di arrivare fin qui universandosi in un corpo che si arrotonda.


E c'è attesa, meraviglia, un po' di sgomento.


Soffia, soffia sempre e che sia dolce, il vento.

mercoledì 29 aprile 2009

Amicizia

ric
Ci siamo conosciuti davanti a una fotocopiatrice in un mondo assurdo

Da allora mi hai saputo fare ridere come nessuno ci riesce

Mi hai sorretta in una città che detestavo, portando i miei occhi in giro su un motorino che poteva percorrere tutto il mondo

Ho conosciuto attraverso te la leggerezza, la profondità, la raffinatezza dell'allegria

E il saper scappare da mondi troppo chiusi dall'uscita di sicurezza della stravaganza

Hai sempre saputo trasformare qualsiasi cosa in bellezza, anche un nastro di scotch

E quando hai sentito la tua vita soffocare, ti ho visto fare i bagagli con la velocità dell'acqua che scorre e ti ho visto fluire in una città lontana, di cui conoscevi solo il nome.

Mentre io continuavo a cercare un senso dove il senso è l'unica cosa che non c'è, insabbiandomi in una caparbietà cieca, tu ballavi scavando non in basso, ma nell'aerea sconfinata terra dei desideri,  trovando un senso nei sogni, accettando gli incubi come amici, trasformando anche loro in eccentrici solitari che vogliono solo essere amati e vivendo l'unica via percorribile: essere chi veramente si è.  

mercoledì 25 febbraio 2009

E comunque

volto


E comunque guardando i volti per strada, nell'anonimato della folla, tra occhi sempre più stanchi, tra modernità finte, negli autobus sporchi, tra lo smog degli incroci, in un'urbana sopravvivenza dall'odore di giungla, in un'eleganza sfiorita in abiti dall'odore di petrolio, tra chiacchiere inutili, discorsi frantumati, faccende da sbrigare, luci che un tempo avevano un arancione incantevole e che ora si stinge, tra palazzi color carne, screpolati dalla noncuranza, comunque i volti che contengono una qualche testarda convinzione, speranza, forza e futuro non sono certo più i nostri. Vengono da molto, molto lontano. E i gridi allegri di bambini hanno lo stesso identico suono.

lunedì 12 gennaio 2009

schiena
Certe schiene,

Certe andature

Esprimono

Più di un viso.

Un indicibile

Dolore.

A volte,

Un sorriso.

sabato 29 novembre 2008

Una sorta di paradiso

matisseNon c'è niente di più difficile per un pittore veramente creativo del dipingere una rosa, perché prima di tutto deve dimenticare tutte le altre rose che sono state dipinte.









H. Matisse








mercoledì 19 novembre 2008

sabato 8 novembre 2008

Frutti

frutti

Il fruttivendolo di qui ha un negozietto dalle luci calde che illuminano la frutta e la verdura come gioielli raccolti in piccole ceste. Pomodori di rubini, insalata di smeraldo, banane d'ambra, uva di giada.


Nella mia città il fruttivendolo ha solo gli occhi preziosi, due turchesi. E' la prima persona che vedo la mattina. Mi affaccio dal balcone e sta là sotto. Magro magro e giovane, ha braccialetti d'oro ai polsi dalle mani sporche di terra. Le unghie, le unghie soprattutto hanno una linea nera netta, come se si portasse appresso, sulle dita, cinque orizzonti per mano. C'è gente la mattina, la via che sta sotto casa è piena di negozi di alimentari, accanto il panificio e accanto il caseificio rendono la strada, quel pezzo di strada, piena di donne che entrano ed escono cariche di buste bianche gonfie di verdura, pane, formaggi. Frettolose le donne, scure in viso, tirate. Quando si riconoscono, sorridono. Chiedono dei loro figli, perlopiù. I loro figli non ci sono, sono in altre città. Tra di loro ne parlano come di uomini partiti al fronte piuttosto che per città universitarie.


Qui a Roma il fruttivendolo è tra un negozio di abbigliamento e una pizzeria al taglio. Sta sempre dentro. Ordinato, calmo, cortese.


L'uomo dagli occhi turchesi, invece, è agitato. Urla invece di parlare. Ogni tanto si mette le mani tra i biondissimi capelli lunghi, prima di aggiustare le casse di frutta esposte fuori, che intralciano la strada. Le sue braccia, da magrissime, si tendono di muscoli nudi all'aria salmastra, di scirocco.


Il suono secco della lattuga che si spacca sotto l'acqua è verde.


Devo accendermi una sigaretta e sedermi a osservare fuori.


Lascio correre l'acqua sulle foglie prive di un centro, ora sono tutte sparse e spaurite.


Ho comprato stamattina il cespo d'insalata, al mercato di frutta e verdura, non sono andata dal fruttivendolo.


Il vociare forte e invadente mi ha messo allegria.


Non sapevo che banco scegliere, mi sembravano tutti uguali. Ma ognuno espone diversamente tutti quei frutti della natura, a caso. Un caso che rispetta il carattere di ognuno. Una donna giovane dai denti di vecchia era molto accurata. Tutto chiuso in piccole buste di plastica trasparente, confezioni monodose al passo con il dilagante starsene da soli di molti.


Dietro un altro banchetto, un vecchio giovanotto (o un giovanotto vecchio) sembrava ridere di chiunque tranne che di se stesso. Mi sono avvicinata a lui, attratta dal suo berretto poggiato storto sulla testa coi capelli bianchi rasati e occhi appuntiti con striature azzurre, come fossero topazi. Mi ricordavano il ragazzo della mia città. Quegli occhi, ben nascosti, vagavano veloci dal mio viso alle sue verdure. Signorì, questi so' buoni, mi ha detto con la voce da fumatore. Provi, provi e poi si ricorderà di me mentre mangia. Quanti ne metto? I pomodori erano belli, era vero. Piccoli e all'apparenza succosi, rossi rossi. Mezzo chilo, gli ho detto. Il giovanotto ha preso un foglio di giornale, lo ha riempito di grappoli di pomodori e me li ha messi dentro la busta con i giornali che mi penzolava dall'avambraccio piegato. Poi ho preso delle arance, erano grandi come teste di neonato. Le ho accarezzate e mi sono ricordata di quando da piccola tenevo in braccio un cuginetto nato col bitorzolo in testa. In quel periodo ero attratta dagli aquiloni. Una volta, molto più grande, ne ho fatto volare uno, costruito insieme all'unico uomo che abbia saputo amarmi. Eravamo accanto a un mare autunnale e solitario, che riempivamo con grida di meraviglia per un aquilone che riusciva a stare alto, che tirava il filo trasparente in cerca di libertà e con la coda dai fiocchi di nastri rossi e arancioni, come quei pomodori e quelle arance.


Lasciai andare l'aquilone, si perse nel cielo, lo guardai vibrarsi in una libertà senza peso e senza meta. Lasciai quell'uomo, che trasformò il suo dolore in forza. Io imparai la struggente lezione che la libertà senza un filo che la regge è sbando.


Metto l'insalata in una coppa insieme ai pomodori. Leggo i giornali nel mio tempo ancora indefinito. Guardo le arance e sogno gli aquiloni.

venerdì 24 ottobre 2008

Appassire

rosa appassitaInquietanti rose


bianche e rosse


stese come corpi


Inquieta passo


per corridoi dai molti colori


non riesco a entrare


in nessuna stanza


Luce a intermittenza


Sveglia a volte


poche per costruire una vita


Che appassisce


e, in un sogno, passa.

domenica 19 ottobre 2008

Passo

passi


 


Esco con un gesto audace


dal cono di luce degli specchi


Il buio mi acceca più di prima.


E' un baratro o una salvezza,


rischiare?


Dalla domanda


mi accorgo che ancora


non ho mosso un passo.

sabato 18 ottobre 2008

Jazz in immagini vive

BasquiatSì, la musica parla più forte di ogni parola. E lo diceva Bird, Charlie Parker.




Ma alcune immagini riescono a suonare.




Quelle che J.M. Basquiat ha tirato fuori hanno una forza che passa dalla magia sotterranea e sciamanica e si libera in una contemporaneità frantumata.




Andate a vedere i suoi quadri. Le sue linee. Ogni linea ha un significato, diceva J.M. Basquiat.




E vi innamorerete di questo genio bambino dalla faccia seria e dalla scioltezza colorata dei gesti. E sentirete suonare dentro Miles, Bird, Dizzie.




 




 






volto


 


 


 


 


 


 


 


 


Veloce scivola il colore in tratti d'acqua e saliva


e dita scendono salgono a tenere un segno, scoprirlo


allungarlo fino al piacere del disfacimento


del punto di non ritorno


perdersi su un foglio


è difficile come nel mondo


perdersi scivolando


fili spezzati


crolla il corpo


s'accascia minuto


poi si solleva


un passo


gigantesco


prima di posarsi sulla strada


di un volto.


 

mercoledì 15 ottobre 2008

Ascoltare

rannicchiarsi


 


 


 


 


 


 


 


Strattonata


Incespicante


Insofferente


Indecisione


Pianto e mollo


E poi di nuovo


Poi ritento


Ogni attimo in un tempo


Che non va


Si ferma a volte


Come fosse preso a botte


Si ripara


Si rannicchia


Parla piano


Sottovoce


Quasi tace


Però guarda


Perché sente


Tutto attorno


Tutto dentro


Tutto va


E poi non torna


Dove sta quella carezza


Non si trova, è già passata?


Ora ancora un po' tremante


Tra le note mi distendo


Il respiro torna lento


Passa un poco lo sgomento


Chiudo gli occhi


Eccoti qua.


 

sabato 20 settembre 2008

Rose

rose


 


 


 


 


 


 


 


Chiuse in carnosa tensione di sforzo

nello sbocciare son tutto

trattenuta la forza e la foggia.

 

Aperte, han petali in cerca,

braccia larghe verso una

fine dischiusa.

 

Aspetta: una rugiada nascosta!

Una lacrima? Voglia di pioggia.

venerdì 19 settembre 2008

giovedì 18 settembre 2008

Orrore buffone

Orrore buffone


Un pagliaccio in tutù rosa sbiadito

S'inchina a chi passa

Il naso rosso di plastica sfiora la strada

La mano sul cuore, La trita risata

Nessuno si ferma, la gente bisogna che vada

disfatta e annoiata

I bambini si fermano ma solo per poco:

Perfino il pagliaccio ha lo spirito fioco

S'inchina ad un tempo virtuale e buffone

Siam tutti pagliacci, è qui la questione?

Annuiscono gli occhi con intimo orrore.

domenica 7 settembre 2008

Bolla

bollaSoffia. Piano. Piano.

Si gonfia.

Si stacca, tonda e tremula.

Soffio orizzontale in membrana multicolore.

Si solleva. Va fino al cielo.

Blu, di tramonto rossa, verde d'alberi.

Gira. Guarda. Piano. Piano.

Scende.

Scende.

E' quasi marrone di terra.

Ora è verdissima d'erbetta.

Sta per posarsi su una foglia.

Non c'è più.

Appena tocca terra

Come un sogno svanisce.

Fragile un verso nasce.
















































venerdì 5 settembre 2008

Fregàti

suooono







Siete fortunati voi musicisti


Create musica con gesti reali e concreti


Noi che ascoltiamo pensiamo sempre a una magia


Siamo noi che rimaniamo fregati, in aria, persi


E ci aggrappiamo a parole o a disegni


a un po' di poesia


(ai nostri muti strumenti)


in cerca di un suono