domenica 7 settembre 2008

Bolla

bollaSoffia. Piano. Piano.

Si gonfia.

Si stacca, tonda e tremula.

Soffio orizzontale in membrana multicolore.

Si solleva. Va fino al cielo.

Blu, di tramonto rossa, verde d'alberi.

Gira. Guarda. Piano. Piano.

Scende.

Scende.

E' quasi marrone di terra.

Ora è verdissima d'erbetta.

Sta per posarsi su una foglia.

Non c'è più.

Appena tocca terra

Come un sogno svanisce.

Fragile un verso nasce.
















































Il papà

jo jones



Jo Jones

Non era solo un batterista

era uno spettacolo

che non è il dare spettacolo di oggi.



Una batteria che canta

e un animo gitano in giacca e farfalla

che balla il tip tap sul ritmo

col profumo di cognac.










sabato 6 settembre 2008

La bellezza inconsapevole del talento

Marylin















Sapevo fino a che punto ero comune. Infatti potevo sentire la mia mancanza di talento, come se fosse un vestito misero che portavo dentro.

Marylin Monroe










come un pulviscolo d'oro...



(grazie, le deserteur)

venerdì 5 settembre 2008

Fregàti

suooono







Siete fortunati voi musicisti


Create musica con gesti reali e concreti


Noi che ascoltiamo pensiamo sempre a una magia


Siamo noi che rimaniamo fregati, in aria, persi


E ci aggrappiamo a parole o a disegni


a un po' di poesia


(ai nostri muti strumenti)


in cerca di un suono

3 rose clandestine: 5 euro

rose clandestine

















Mani lunghe,

Occhi languidi di nero severo

Muscoli sotto pelle liscia e ambrata

da venti di paesi lontani

Capelli fitti, intricati di pensieri,

impercorribili da frettolose mani

Ci vogliono mani calme e ferme

per attraversare l'impeto di vita

che anima te, e il corpo tutto,

di ricerca ansiosa di salvezza

Verità di sguardi dolenti

in leggerezza allegra

Il tuo linguaggio è in un gesto:

E' nel vendere rose

il tuo quotidiano verso

























Hat jazz

Di mercurio incandescente

di ritmo sospesa e tutta tremante

in bilico sul piatto sta per cadere

s'aggrappa al suono e agli occhi

scorre una vite, due, tante

scorre il sudore in volo sulla fronte

irrompe il sax disegna a sanguigna

il piano s'addentra e sale digrigna

scale bianche e nere perfetti i tasti

s'aprono i rombi del pavimento in chimere

il tetto s'inarca a volta come schiena

l'asseconda elastico un contrabbasso

corpo di curve sinuoso lascia appena

libero il passo alla batteria che muove

mani piedi pensieri, li spoglia e sconquassa

sfalda in circoli d'aria i tratti addosso

la bacchetta tiene sul cerchio una goccia

tonda come un cappello visto dall'alto

che si muove e sembra storto

e all'improvviso per un attimo

tutto è chiaro e mossohat

 


 


 


 


 


 


 


 

mercoledì 3 settembre 2008

Sali

billie


 


 


 


 


 


 


 


 


 


 


 


 


 


 


 


C'è quello sguardo. Lo sguardo più famoso nella storia del jazz. Lo sguardo di desiderio incontrollabile mentre ascolta. E sono note di una intensità setosa. Note che sono carezze sulle gambe. Si fermano prima di salire. Si fermano per sentirsi dire sali.

Lo sguardo di Billie Holiday mentre ascolta Lester Young in Fine and Mellow è di una bellezza che sbalestra. In uno sguardo c'è tutta una vita difficile, storta, distrutta nel nascere. Ma in quello sguardo c'è il senso della sua vita, liberata nella musica. E c'è il suo modo di cantare. Senza eguali. Naturale. Denso. Canta come un nodo che si scioglie. Ma non può.