Per A.
Vieni più vicino. Di più. Entra negli occhi. Nel cerchio nero. Ecco. Non è piacevole, vero? Ora non vedi niente ma presto vedrai. Corri. Sbrigati. Attraversa tutti quegli ostacoli, tutte quelle strutture. Sembrano rigide. Lo sono, sono anni di costruzioni. Non fermarti. Quegli ostacoli sono le cose che ho imparato. Sono difese. Fragili. Ancora più in là, so che vedi qualcosa. Non mi fai male. Vai oltre.
Ecco. Sei impietrito adesso. Ma non chiudere gli occhi, non chiuderli. Io ormai devo tenerli spalancati per non inghiottirti. E per non impedirti di uscire. Io non posso chiuderli, nemmeno un battito. E' la stessa forza di volontà che chiedo a te. Ora non voltarti. Lo spazio è poco. Devi essere preciso. Sì, sto lì. Mi hai trovata finalmente. Per favore, dì a quella bambina di alzarsi, di muoversi da lì. Di riattraversare tutte quelle strutture e costruzioni che hai visto, dille pure che le possono servire se riesce ad arrampicarcisi sopra. Dille di uscire. L'ho rinchiusa lì perché non soffrisse. Lei doveva chiuderli per forza gli occhi, non era pronta. Ma ora ce la può fare, aiutala. Ce la fai. Avanti. Non è stanca, è solo che non ci è abituata. Sì, che si fida di te. Parlale con dolcezza. Io non posso parlarle, non mi ascolta. Ma ti ha riconosciuto. Dille che c'è bisogno di lei. Dille che quando uscirà dovrà ripararsi dalla luce. E che le sembrerà di essere cieca. Sa vedere solo nel buio lei, è lì che si orienta. Ma non è tutto solo buio. Deve vederlo tutto il resto. E' ora. Ed è ora che tu la conosca. Non è come me. E' delicata. E' timida. Non è abituata a stare con gli altri. Ha paura. Ma tu non averne. Vai più vicino. Ancora di più. E prendila per mano. E dalle tanti colori, le piacciono così tanto che non lo sa dire. Ti sta già disegnando. Sorride. E' il mio primo abbraccio.
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