Ondeggia, prima e mentre, nella premonizione e leva il letto dal riposo, strappa l'àncora e s'inabissa in paure di morte e catastrofi nel sonno, il movimento orizzontale innaturale e di natura pieno; cadono con peso sonoro carte e fogli e ritagli di giornali svolazzano, libri svegliano.
Decidere fuga o abbandono alla fatalità in secondi dilatati, lunghissimi di irrealtà, eppure minacciosi come travi. Un ricordo si vede con gli occhi semichiusi ma sbarrati, un ricordo della prima scossa, scale di corsa, correre in braccio a un ragazzo dalla prontezza di padre. E gente in strada, coperte addosso a riparare geli e a raccontare ognuno lo stesso momento, per farlo passare.
Poter raccontare è dovere e fortuna di chi sopravvive.
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