Poche cose sono più belle di un uomo che scrive.
E scrivere di un uomo che scrive...
Osservare il fragore silenzioso dei pensieri che scrosciano
muti in rivoli di frasi.
La tensione che si frantuma nel passaggio penoso o euforico
dalla mente, dall'anima, dal corpo, fino alla liberazione
che avviene su un foglio, il cui biancore è segnato per sempre
da una profanazione.
Quella dell'uomo che si fa creatore.
E che crede in niente, niente ha più importanza mentre scrive.
E tutto ne ha. Tutto ciò che non riuscirà mai a dire con nessuna parola.
Lo dirà con un sopracciglio che si solleva, con uno sguardo che cerca nell'aria
e in un altro mondo il modo migliore per raccontare. I suoi occhi cambieranno colore di continuo.
Accesi, assorti, assenti, lucidi, tirati e spinti da una forza, malinconici, sensuali, rassegnati mai, se non quando non scrive.
E nel mentre, attraverso l'uomo che scrive, altri uomini e donne si animeranno, forme, eventi, stoffe, pelle, sguardi, pensieri, mani, alberi, palazzi, arrivi, partenze, animali, speranze, cibo, sorrisi, caso, nuvole, mare, morti, storie...
mentre lui, l'uomo che scrive, scomparirà via via in modo più assoluto
fino a ritrovarsi cambiato. In qualcosa che lo stupirà con una fitta dolorosa di gioia mentre, stanco ed elettrico, tenderà le braccia in alto, stirandosi la schiena.
Qualcosa che è il motivo per cui scrive e alla quale per amore rinuncia.
Una vita.
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