Il re Blu Profondo era un uomo bizzarro. Elegantissimo, ogni giorno si vestiva di tutto punto e usciva per fare la sua passeggiata. Percorreva a grandi falcate la strada che costeggiava il mare, arrivava fino al ponte e si fermava, con il vento che gli sollevava la giacca broccata, a mirare il cielo di mezzogiorno e i gabbiani che svolazzavano sul castello. I gabbiani con il loro suono di neonati urlanti, gli ricordavano suo figlio, morto bambino. Al re Blu Profondo si riempivano gli occhi di lacrime, che rimanevano in bilico come bolle di vetro. Dopo un quarto d'ora si voltava, stringeva la cinta della vestaglia e ripercorreva la strada a ritroso.
Ogni giorno la strada era la stessa, così come i suoi gesti. Aveva fatto in modo che niente potesse interrompere il suo rito quotidiano e che apparisse come un evento agli occhi di tutti i componenti della sua famiglia. Più che una famiglia, sua moglie e le sue figlie erano sudditi. Ma gli rimproveravano il suo sentirsi sempre superiore, non comprendendo che era semplicemente solitudine.
Il re Blu Profondo non si rendeva conto di essere bizzarro. Faceva di tutto per non esserlo, per apparire una persona rispettabile e a modo. Ma nel suo cuore si nascondeva l'amore per i colori e per la pittura. Dipingeva. Ma non come fanno gli artisti. Copiava i quadri che gli piacevano. E i fiori, i fiori erano la sua passione. Non dipinse mai un fiore dal vero. Solo da altri dipinti. Ed erano talmente perfetti da sembrare originali. In questo modo il re Blu Profondo si teneva lontano da ogni imperfezione e da ogni possibilità di errore. Gli errori e le imperfezioni sono quello che gli artisti cercano, sono le loro scoperte. Ma lui no, odiava gli errori, non gli interessava scoprire. Gli interessava soltanto eguagliare. Era il suo modo per scontare una colpa. Quella del talento. Non potendo reprimerlo, lo ingabbiava in decoro. E decorate erano le decorose case dei parenti, ognuno di loro aveva in casa un suo quadro.
Il Re Blu Profondo divenne vecchio, molto più di quanto immaginasse. Perse ogni ragione. Non poteva più sfogare la sua bizzarria nel vento delle passeggiate solitarie. E così, prigioniero di un corpo avvizzito e delle mura di casa, era lì che dava in escandescenza. Dopo una vita regolare e ordinata, si svegliava nel mezzo della notte. A volte gridava. Oppure cantava con la voce straordinariamente intonata. Un secondo dopo non se ne ricordava già più. La foto di suo figlio morto stava sempre allo stesso posto, sacro come un altare dove ogni giorno ci sono fiori freschi. Un giorno il Re Blu Profondo, senza pensarci, si accorse che stava dipingendo proprio quei fiori. Il tratto era tremante, i colori quasi scelti a caso, senza precisione e senza intenzione. I bordi sbavati e molte parti incompiute.
Fu l'unica volta che la sua anima ringraziò.
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