giovedì 3 settembre 2009

Due

Diceva di avere spade in casa per scacciare gli spiriti maligni. E mentre lo diceva gli occhi si facevano severi, prima di esplodere in una risata che gli faceva ballare tutto il corpo grande come un globo. Sembrava un lottatore di sumo ma aveva il viso dai lineamenti belli e una risata contagiosa in una mente sveltissima. Le poche volte che ci siamo visti sono state intense, come quando ci si incontra dopo tante vite. La mia vita allora era in bilico. Avevo tanti bivi che non vedevo. Cieca, lo sono ancora. Non vedere le possibilità è peggio che non averne. Due volte in cui vidi colui al quale ero legata da un filo resistente che passava attraverso altre vite e le teneva tutte assieme, in una collana splendida, due volte in cui accaddero cose misteriose e si risvegliarono fatti antichi, si schiusero porte pesanti di negazioni e di irrisolutezza, una luce passò lì in mezzo, uno spiraglio nel quale polvere e farfalle e una visione fecero capolino. Poi un rumore sordo richiuse tutto in una prigione in cui scontare una colpa senza venire a capo del giudizio inflitto e del giudice, piazzato sul mio cuore col diritto degli ingiusti.

Quando visitai la sua mostra, la prima e la più importante, fuggii dal posto dove lavoravo. Corsi d'istinto prima che finisse l'orario di lavoro, corsi e nel tragitto sentii una libertà piena, quella che prende quando senza pensare si riesce a fare la cosa giusta. Entrai nello spazio bianco con il parquet in legno e lui mi accolse come se mi stesse aspettando, era la prima volta che ci vedevamo. Perlomeno la prima volta sottoforma dei corpi di cui eravamo vestiti. Mi illustrò il suo lavoro, che era un viaggio. Dipinte su tavolette minute di legno, le scene di un uomo che per conoscere la verità e la speranza entra dentro se stesso affrontando tutte le avventure più difficili e a volte ilari.

Poi, in un'ala quasi a parte della grande stanza, ecco che venni a contatto con i suoi spiriti, dipinti anch'essi su legno e con tracce di bianco tanto veloci da sembrare scrittura. Scegli, mi disse.

Siediti, osserva e prendi il tuo tempo. Scegli il tuo spirito. Senza esitare, indicai il quadro. Non avevo dubbi e la sensazione era esaltante, perché ne ho sempre avuti. Lui rimase in silenzio e quando credeva che fossi pronta mi spiegò il significato del quadro che avevo indicato: raffigurava una persona che cammina lungo un sentiero in discesa, ed è in cerca. Sopra c'è una luna, alla quale vuole unirsi. E' senza testa, non la riuscirà a raggiungere, il che è impossibile se non con un balzo di follia o di illusione. Era lo spirito ispiratore dei poeti. Scoppiai a piangere.

La seconda volta in cui lo vidi, camminammo per tutta la città. A passo svelto conversammo e ridemmo. Mi raccontò di Roma, di quanto non riuscisse a visitarne il centro perché aveva bisogno di partire dalla periferia per poi conquistarne il cuore, lentamente e in modo duraturo.

Il suo stare ai margini era una manovra di accerchiamento.

Nella città in cui eravamo allora, grigia e veloce solo di lucro, la velocità dei nostri passi era una sfida e una marcia verso la conoscenza. Così mi sembra nella distanza del ricordo. Ci sedemmo finalmente solo quando arrivammo in un ristorante giapponese. Per me era la prima volta che assaggiavo quel cibo che all'inizio spaventa. Mi descrisse ogni pietanza narrandola e regalandomi il gusto di un rito, quasi sciamanico. Decantò i miei occhi. Mi raccomandò di vestirmi di rosso quando fossi stata triste e di invocare il mio spirito.

Ci salutammo, promettendo di incontrarci quando fossi stata pronta a realizzare il mio destino.

Da allora non ci siamo più visti.

sabato 29 agosto 2009

Acqua

Trovo ancora sollievo in pochi posti. Seduta al tavolino di un bar, ad esempio. Che sia nascosto, poco frequentato e anonimo. Riesco a scrivere. L'aria che si muove attorno e quella possibilità di imprevisto, di libertà e impermanenza rendono sensato far scorrere la penna sul foglio, quantomeno naturale.


Non ho una casa, un luogo che possa definire così. Non ho una casa dentro di me. E questa città, che sto imparando a odiare come un amante troppo bello e in preda a crisi adolescenziali, questa città segnata come il luogo in cui abito da amori di passaggio e feroci, riesce ancora a offrire viste magnifiche. Fontane... ne osservo una adesso, zampillante al centro di una piazza larga, un abbraccio che non si chiude, statue plastiche nere di bronzo che si staccano dal bianco delle gallerie attorno a semicerchio tutte fredde di marmo e stemperate dai ricami finemente cesellati sulle arcate. Sollievo nell'afa. E' questo crescere? Raffreddarsi in una forma, possibilmente elegante e immobile e rassicurante.


Acqua, invece. Il centro di ognuno è sempre in movimento. Scorre e si ferma in istanti di luce, diamanti istantanei sospesi in aria prima di rituffarsi in discesa e in spruzzi nella vasca del tempo che tutto riporta in superficie. Dove andare, adesso? Come fare a far cadere illusioni, sempre nuove e sempre le stesse, inesistenti per natura eppure così forti nella loro pervicacia d'erbaccia? Lasciare che risalgano e poi ancora, giù e in alto.


La gente che lavora nei bar ha pelli scure, occhi altri. Tutto si regge sulle loro mansioni. Mi guardano con curiosità e pesanti di giudizio estemporaneo. Una donna seduta da sola che scrive, da loro forse non esiste o si nasconde o ha cose ben più importanti da fare. Ma tutto passa nella loro testa con il pensiero di come pagare un posto in cui dormire e chissà in quanti. Lascio un po' di spiccioli in mancia. Un sorriso mi cade addosso, spontaneo, poi si perde nell'aria torrida di rassegnata incertezza.

martedì 28 luglio 2009

Ecco, se fossi una cantante, mi piacerebbe cantare questo pezzo proprio così:



 




mercoledì 22 luglio 2009

E riascoltiamoci un po' di vecchio allegro Jazz, va. Arzillo, forse, è l'aggettivo?



 



 




martedì 21 luglio 2009

giovedì 2 luglio 2009

Libertà

Mulini a vento


Peonie dal rosa che sfugge


Tulle rosso


Affondare le dita nella libertà di un gatto


Giocare


La lingua senza troppe parole


Farsi ripetere una frase


Osservare il cielo del nord, è più vicino


Le nuvole a portata di mano, sogni possibili


Uno sguardo addosso


Un bacio di nascosto


E nessun moralismo


Giocare ancora


Sporcarsi le mani


Fare la doccia


Sporcarsi ancora di terra


E d'amore