Londra, palazzi dalla facciata regale e complicata come privilegio di corona e retro piatto, polveroso e massiccio di tristezza celata.
Londra, col suo odore di moquette che arriva fino in strada.
Scritte dalla grafia a mano sull'asfalto, sulle insegne e le etichette dei vestiti. E' uno scontro di consonanti, lingue a separare i denti, lingue di tutte le inflessioni orientali. Morsi a torsoli di frutta già mangiata.
Londra, dal rosso sangue asciutto di vernice. Londra, un bacio sfiorato nella folla elettrica di un concerto. Gambe affaticate di cammino, voglia ed incertezza. Burka dagli occhi grandi come corpi.
Londra è un ragazzo dal viso che è tutto un entusiasmo, veloce e timido di dolcezza, saggio nei suoi millenni d'altre vite, ha perso o non conosce ancora l'arroganza. T'abbraccia lento e all'improvviso, come un amante, accende le luci degli occhi chiudendoli, offre labbra fresche in soccorso e s'intreccia in un istante alla linea della vita della mano. La percorro con lo sguardo e cerco inutilmente di scoprire a quale minutissima altezza.
Nessun commento:
Posta un commento