domenica 5 ottobre 2008

limone








 








 








 I limoni


Ascoltami, i poeti laureati

si muovono soltanto fra le piante

dai nomi poco usati: bossi ligustri o acanti.

lo, per me, amo le strade che riescono agli erbosi

fossi dove in pozzanghere

mezzo seccate agguantano i ragazzi

qualche sparuta anguilla:

le viuzze che seguono i ciglioni,

discendono tra i ciuffi delle canne

e mettono negli orti, tra gli alberi dei limoni.



Meglio se le gazzarre degli uccelli

si spengono inghiottite dall'azzurro:

più chiaro si ascolta il sussurro

dei rami amici nell'aria che quasi non si muove,

e i sensi di quest'odore

che non sa staccarsi da terra

e piove in petto una dolcezza inquieta.

Qui delle divertite passioni

per miracolo tace la guerra,

qui tocca anche a noi poveri la nostra parte di ricchezza

ed è l'odore dei limoni.



Vedi, in questi silenzi in cui le cose

s'abbandonano e sembrano vicine

a tradire il loro ultimo segreto,

talora ci si aspetta

di scoprire uno sbaglio di Natura,

il punto morto del mondo, l'anello che non tiene,

il filo da disbrogliare che finalmente ci metta

nel mezzo di una verità.

Lo sguardo fruga d'intorno,

la mente indaga accorda disunisce

nel profumo che dilaga

quando il giorno piú languisce.

Sono i silenzi in cui si vede

in ogni ombra umana che si allontana

qualche disturbata Divinità.



Ma l'illusione manca e ci riporta il tempo

nelle città rumorose dove l'azzurro si mostra

soltanto a pezzi, in alto, tra le cimase.

La pioggia stanca la terra, di poi; s'affolta

il tedio dell'inverno sulle case,

la luce si fa avara - amara l'anima.

Quando un giorno da un malchiuso portone

tra gli alberi di una corte

ci si mostrano i gialli dei limoni;

e il gelo del cuore si sfa,

e in petto ci scrosciano

le loro canzoni

le trombe d'oro della solarità.






Eugenio Montale, da Ossi di seppia 1920-1927

 

3 commenti:

  1. Non voglio confrontarmi a Montale con questi miseri versi... lo faccio per condividere... buonanotte. Questa mia poesia è un breve dono:

    Essere.

    Limpidamente e serenamente in gennaio
    Come i piazzali deserti, caldi appena e finalmente asciutti al sole.

    I muretti di mattoni ai lati della strada non proiettano più ombra
    E sono solo, intorno a mezzogiorno con le mie certezze
    E non sono solo, calciando avanti a me piccoli sassi.

    Sotto il telo caldo e giallo del cielo riempio il petto di illusioni
    Aspiro avidamente questa nuova aria aspra e acerba
    Oltre il senso dei luoghi passeggio e mi allontano
    Svanisco e sono altro da me.

    Di nuovo vedo che il bene esiste
    Polveroso e fragile ma eterno.

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  2. Grazie.
    I versi non sono mai miseri, possono essere o non essere riusciti. Scrivere poesia richiede una bella dose di coraggio e il coraggio non è mai misero.
    Siamo tutti piccini al cospetto di uno dei più grandi Poeti che abbiamo avuto la fortuna di avere.

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  3. Montale..Montale..Ossi di seppia la sua prima opera pubblicata all'età di 18 anni.."solo una cosa possiamo dirti, cio che non siamo ciò che non vogliamo"..stimava molto Dino Campana..e diciamo che sento più mio Campana..ma indubbiamente un grande, Premio Nobel anche per la Letteratura..e trovo decisamente vere le tue parole, per fare poesia ci vuole coraggio tanto coraggio.

    Un bacio e un sorriso.

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